Piramide, Multilevel o Network Marketing?

network_marketing_smallDesidero riportare questo articolo, che compare in vari siti internet, e spiega in maniera abbastanza precisa quali sono le caratteristiche del Network Marketing e che cosa lo differenzia da un sistema piramidale. Purtroppo non ho i riferimenti dell’autore, che pubblicherei volentieri.

Per Multilevel marketing (MLM) e Network marketing (NM), a differenza delle catene di Sant’ Antonio con le quale vengono spesso confusi, si intende un modello di impresa che combina i concetti di vendita con quelli del franchising, applicati in modo più o meno omogeneo dalle diverse imprese che li adottano. Per chi lavora in queste aziende, esistono attrattive non trascurabili, soprattutto alla luce dei fattori comuni a tutta la concorrenza del settore:

  • offrono la possibilità di svolgere un’attività lavorativa di vendita e non solo, a contatto con la clientela;
  • l’attività può essere sia part-time sia full-time;
  • ogni “venditore” sottoscrive un contratto di collaborazione o un contratto d’agenzia con l’azienda, sostenendo una spesa di adesione (attribuibile, di solito, all’acquisto del materiale necessario per l’attività);
  • i prodotti venduti sono molteplici, e vengono venduti in esclusiva;
  • esiste la possibilità di fare carriera, diventando dapprima responsabile di un gruppo di “venditori” e, nelle aziende che lo prevedono, formatore dei nuovi “venditori”;
  • il sistema di lavoro permette potenzialmente di raggiungere guadagni illimitati.

Col tempo, se il processo di vendita è stato fruttuoso, ogni venditore ha la possibilità di mettere in piedi una vera e propria struttura di vendita, distribuendo gli stessi prodotti, diventandone il responsabile operativo e gestionale.

La pratica ha spesso insegnato che l’obiettivo finale, il raggiungimento di un livello di spicco in seno all’azienda largamente remunerativo, con una rete di venditori, è oggettivamente complesso ma non impossibile, comunque richiede impegno al singolo “venditore” che parta da zero. Conoscete comunque un’attività di tipo imprenditoriale che non ne richieda?

Nei paesi occidentali e in gran parte di quelli orientali, questa modalità di marketing è perfettamente legale poiché offre a chiunque la possibilità di avviare un’attività in proprio con investimenti comunque irrisori, con uguali potenzialità per tutti.

Nel multilevel marketing, vengono generalmente commercializzati prodotti di largo consumo per la casa o per la persona, e gli affiliati sono in maggior parte persone che fanno direttamente uso di tali prodotti. Lo scopo ultimo è il passaparola sulla bontà dei prodotti, creando una richiesta che parta dalle garanzie offerte da persone di fiducia. Se vengono pagate commissioni per il reclutamento di nuovi distributori, si tratta di una forma di marketing piramidale, destinata inevitabilmente a crollare e comunque fuorilegge.

Investimenti

L’inizio dell’attività è sempre caratterizzata da un investimento, la cui entità varia a seconda dell’azienda, e che normalmente è dovuto a una quantità di ragioni:

  • acquisto dei prodotti per uso personale e/o dimostrativo;
  • acquisto e manutenzione degli strumenti e degli accessori di lavoro;
  • per coloro a cui viene richiesto, la partecipazione ai corsi di formazione.
  • e per ultimo, ma non da sottovalutare, c’è da tenere conto che tutta la parte logistica, amministrativa e fiscale del “venditore” è a carico dell’azienda madre, ciò significa che le sconfinate pratiche di un’attività tradizionale, che sarebbero a carico del titolare, qui sono svolte dall’azienda.

L’acquisto di prodotti iniziale spesso si può sostenere trovando prima potenziali clienti e usando il loro ordine per finanziare il proprio ingresso in attività. In tal modo l’investimento iniziale si può ridurre notevolmente fino anche ad annullarsi. È comunque consigliabile fare uso personale dei prodotti per conoscenza e per saggiarne la qualità.

L’ingresso nella rete di vendita viene generalmente pubblicizzato come l’inizio di un secondo lavoro, magari part-time. Molti esempi però dimostrano che chi ha avviato con grande profitto un’attività con queste imprese si trova ad un certo punto a valutare se continuare a tempo pieno liberandosi del proprio lavoro tradizionale. Solitamente questo momento coincide con il fatto che le entrate della nuova attività superano le entrate del proprio lavoro.

A tal proposito, importante è visionare il piano marketing che di solito varia tra le varie aziende per verificare la possibilità di carriera e l’impegno che richiede per avviarla in modo corretto. Sarà così possibile determinare la compatibilità coi propri impegni.

Comune sensazione tra chi conosce il sistema è quella di un maggiore successo per chi sviluppa precise caratteristiche psicoattitudinali, se non altro per consentire un pieno e compiuto processo equilibrato tra la vendita e la creazione di gruppi. La filosofia delle imprese, per consentire l’ingresso di un maggior numero di persone, è caratterizzata dalla garanzia che, a parità di impegno, chiunque è in grado di ottenere gli stessi successi di altri, magari corroborando la propria preparazione con i corsi di formazione.

Diamo uno sguardo invece, alla meccanica dei sistemi “piramidali”

Fino a tutti gli anni ‘90, era predominante un sistema libero, nel quale ogni persona affiliata poteva incrementare il suo gruppo di vendita senza alcun limite.

Oggi si sta diffondendo il sistema a matrice, dove ogni collaboratore può costruire un gruppo le cui dimensioni massime possono essere definite contrattualmente. La ragione del cambiamento è l’incremento numerico dei venditori, che di fatto costituisce il problema strutturale e sistemico del marketing “piramidale”.

Nel caso limite dato infatti un numero “n” di clienti/venditori al primo livello (i venditori scelti da chi inizia la catena) e ipotizzando che ogni venditore raggiunga un numero “n” di venditori/clienti diffondendo la merce idealmente, il risultato è, a un qualunque livello “p”, un totale di np venditori/clienti.

L’esempio mostrato dimostra l’insostenibilità di questa struttura che, pertanto, risulta illegale in alcuni Paesi: dato n=6, per p=11 i clienti/venditori sono più degli abitanti degli Stati Uniti e a p=13 è stata più che doppiata l’intera popolazione mondiale.

L’inefficienza del sistema nell’esempio in questione farebbe percepire, dunque, quanto ampio sia il margine di guadagno per chi inizia l’attività e quanto poco circoli, invece, il denaro ai bassi livelli.

In seconda analisi si riscontrerebbero tre limiti strutturali:

1. In una costruzione ideale, si esauriscono in pochi passaggi tutti i potenziali clienti: per quanto si tratti di beni di consumo l’offerta è destinata a surclassare la domanda in breve tempo.
2. In una costruzione ideale, si esauriscono in pochi passaggi tutti i potenziali venditori: un numero amplissimo di agenti non riuscirà a raggiungere che una minima parte dei guadagni che il sistema teoricamente consente.
3. La costruzione ideale non rispecchia la realtà dell’operatore medio: infatti, si verifica tipicamente che pochi venditori riusciranno a reclutare il massimo degli agenti a disposizione, mentre solo una modesta parte di questi ultimi riusciranno a piazzare i volumi di merce necessari a raggiungere guadagni di rilievo. La clientela, inoltre, potrebbe non rivolgersi sempre a questa rete di vendita per l’acquisto di prodotti esclusivi, ma non per questo insostituibili.

Tuttavia, i non pochi estimatori di tali sistemi di marketing adducono alcuni fatti e argomentazioni di cui va tenuto conto. Ad esempio, le considerazioni esposte sopra non tengono conto dell’aspetto temporale e generazionale, che assume importanza determinante.

La costruzione ideale (di cui i punti sopracitati) e la saturazione del mercato conseguente all’incremento esponenziale del numero dei clienti, infatti, non sono in realtà così veloci come si potrebbe presupporre. Poiché un gran numero di membri della rete distributiva non si dimostrano realmente “attivi”, il completamento dei vari livelli della “piramide” richiede tempi molto più lunghi, consentendo un costante rinnovo del mercato, nel quale si aggiungono sempre nuovi potenziali “venditori” e clienti con l’andare del tempo.

In base a queste considerazioni quindi molti economisti sostengono che un buon network, con ampia scelta di prodotti di qualità e prezzi accessibili, ha alte probabilità di durare nel tempo.

Inoltre, essendo il marketing “piramidale” è caratterizzato dall’assenza di limiti territoriali, le reti hanno la possibilità di espandersi (sia pure per gradi successivi) su tutto il territorio mondiale.

Pertanto alla luce di tali considerazioni la potenzialità di tali sistemi sarebbe da considerarsi sostenibile ed egualitaria per tutti dato che, nel rispetto delle “leggi antipiramidi” varate nei paesi ove operano tali aziende, l’accessibilità al vertice della “piramide” si definisce secondo la struttura in base ai meriti di un “venditore” e non in base alla posizione nella relativa “piramide”.

Non si parla più quindi di piramide, bensì di rete (network), dove chiunque ha le stesse potenzialità e pari opportunità.

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7 thoughts on “Piramide, Multilevel o Network Marketing?

  1. ciao,
    Sono della provincia di Cuneo e sono nuova nel settore,tra poche settimane inizierò anche io a trattare i prodotti AMWAY. E’ iniziato tutto per gioco facendo da modella nella pulizia del viso a un vostro collaboratore, i prodotti mi sono subito piaciuti e adesso toccherò con mano questi nuovi prodotti per consigliarli agli altri come hanno fatto con me..
    Vi farò sapere,
    Grazie
    Ester di Alba (CN)

  2. Molto interessante l’articolo, complimenti !

    Fa capire esattamente cosa sia il Network Marketing.

    Sinceramente, non si sa come sia messo a paragone con altri sistemi (non legali). Il N.M. e’ una pura forma commerciale
    e va a vantaggio del cliente (dovuto al rapporto qualita’ prezzo del prodotto ricevuto).

    Desidero far comprendere a tutti che NON esistono N.M. illegali. Tutti i NETWORK MARKETING (o MULTILEVEL MARKETING) sono LEGALI AL 100% altrimenti non possono essere chiamati con questo termine.

    Un Network deve soddisfare svariate caratteristiche, altrimenti non e’ un Network e deve essere chiamato con altro termine.

    *Commento moderato da aboitaly

  3. da considerare una cosa importante, le forme piramidali sono state vietate, per legge nel 1996, quindi se c’è un prodotto e un fatturato, nn si puo definire piramide , quindi, aggiungo….il network è la forma di guadagno…oggi xeccellenza tra le migliori, dove anche la mamma casalinga puo superare , intermini di guadagno anche l’avvocato, pari ooportunità, appunto..ritengo, anche che, al contarrio del lavoro tradizionale, dove lo stipendio, è..fisso qui si possono avere guadagni notevoli, epuoi tranquillamente , come detto pocanzi..superare anche il tuo ( si fa x dire..) superiore. BASTA LAVORARE….DE GUSTIBUS,vieni gratificato x quello che fai e x quello che vali facendo un’attivita molto semplice che possono fare tutti!!! grz ruggero

  4. Salve , si sa qualcosa in più su questa sentenza della cassazione indicata in oggetto?

    Visto tra l’altro che in Italia già vige la L. 173/2005, cosa ha apportato tale sentenza?

    L’articolo che ho letto su corriere.it, tra l’altro, fa troppa confusione tra catene di S. Antonio e Mutilevel Marketing, ma una cosa è certa c’è la sentenza della cassazione 37049/2012?

    Un caro saluto.
    Angelo

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